Manziluna

manziluna
 
Manziluna, in arabo ‘Nostra Casa’, è un progetto realizzato da quattro musicisti siciliani che da anni conducono un lavoro di sintesi incentrato sulla ricerca timbrica e compositiva tra la cultura siciliana e i linguaggi musicali contemporanei. La musica è, per i Manziluna, l’espressione dell’anima di un popolo, del modo di sentirne la vita, ed essendo per sua stessa vocazione un linguaggio transculturale, è strutturalmente ricca: in essa c’è la danza, c’è il mèlos, c’è il ritmo. L’esplorazione delle proprie origini musicali si fonde così in maniera naturale con l’improvvisazione d’ispirazione jazzistica, con melodie di carattere mediorientale, con suoni acustici ed elettrici, con poliritmie complesse, permettendo al gruppo di re-interpretare le proprie radici culturali con nuova forza espressiva.
I singoli membri del quartetto possono annoverare partecipazioni ad importanti festival jazz (quali il Kaunas Jazz Festival in Lituania, Cinisi Tonnara Nuove Musiche in Italia, Midnight Express ed il Trytone Festival nei Paesi Bassi) e collaborazioni con importanti artisti italiani ed internazionali (Conrad Herwig, Marcello Pellitteri, i fratelli Amato, Seby Burgio, Pietro Ciancaglini, Michael Rosen, Owen Hart Jr., Tarek Yamani, Giuseppe Milici, Dario Carnovale, Orazio Maugeri, Stefano D’Anna, Mauro Schiavone, Francesco Guaiana, Luca Lo Bianco, Marvi La Spina, Kaja Draksler, Clemens van der Feen e molti altri).
 
Calogero Genco – Sassofoni alto e soprano
Leonardo Grimaudo – Chitarra
Fabrizio Brusca – Chitarra
Carmelo Graceffa – Batteria e percussioni
 
Per maggiori informazioni sulla prenotazione di spettacoli si prega di contattare Jecos Jazz Artist Management.
 

 

“Ogni brano è ben costruito e utilizza i differenti talenti di ogni musicista in modo veramente ammirabile. Un brano (‘Tziganski Tanz’), presenta uno splendido interplay tra la chitarra acustica e quella elettrica mentre la sezione ritmica, al di sotto, intensifica la scheletrica punteggiatura. C’è così tanta grande musica, qui, che sarebbe impossible descriverla tutta dato che sento davvero tanto mestiere e creatività in ogni brano. Se stavate per iniziare con uno dei cinque dischi di questa poco nota etichetta, questo sarebbe un posto perfetto per cominciare. Davvero straordinario.”
Bruce Lee Gallanter – Downtown Music Gallery

 

“Risulterà ammaliante, infatti, questa fusion jazzistica-tradizionale e quando a seguito del ritmo arpeggiato di ‘Vento e fuoco’, l’ultima traccia, vi sveglierete dal sogno, avrete due piacevolezze: la prima è che potrete raccontare ciò che avrete vissuto con la certezza di ricordare ogni cosa; la seconda è che non correrete il rischio di non poterla rivivere. Buon ascolto!”
Andrea Broggi – Sound Magazine

 

“Il disco offre un verde sentiero capace di portarci verso un’arte compositiva, che intraprende una conoscenza di diversificati linguaggi, legati a ciò che era la Sicilia e a ciò che è oggi. Un iter tra passato e contemporaneità, speziato da ispirazioni free, jazz elitario e poliritmie complesse. Un viaggio musicale senza troppi confini, che affonda le sue radici nel proprio terreno verso una fioritura elettro-acustica.”
Loris Gualdi – Music on Tnt

 

“Il calore e il ghiaccio. L’alternanza tra un biancore luminescente e l’oscurità di traversate notturne. ‘Inno al passato’ e ‘Accura’ raccolgono spore sparse di Miles Davis perso nel Kilimangiaro, ‘Qanuni’ mette in scena, drammaticamente, l’insistenza ipnotica di un Bill Frisell. La rotondità appena accarezzata, e poi gli spigoli; dissonanze, poliritmie. Il Medio Oriente e certe atmosfere nordiche da ECM. Ralph Towner e una percussività afro.
Gianluca Veltri – Il Mucchio

 

“Alla base di tutto c’è l’esplorazione delle proprie origini siciliane, ma non si tratta di una ricerca fine a se stessa. La tradizione viene sapientemente filtrata da una sensibilità di stampo contemporaneo capace di svelare dietro l’ossessiva trance di una danza popolare inediti panorami elettrici, quasi rock. Sarebbe inoltre giusto augurarsi per questo tipo di proposte, originali e fuori dal solco dell’ortodossia jazz, la possibilità di una buona esposizione nei palinsesti degli innumerevoli festival.”
Claudio Giovanni Bonomi – All About Jazz

 

“Il risultato è un disco coeso e coerente; un disco ‘speziato’ che riecheggia tra le sue pieghe gli odori forti della Sicilia e quelli ugualmente intensi del nord Africa. Un esperimento riuscito.”
Marcello Berlich – Losing Today

“Sembra essere proprio un momento felice per il jazz siciliano. Non ci sono scimmiottamenti del jazz americano, non ci sono improvvisazioni prive di contesto su una base rock, c’è invece tanto lavoro di composizione in cui gli strumenti esaltano le proprie caratteristiche timbriche dandogli connotazioni etniche e improvvisano liberamente ma contestualmente. Ottimo il lavoro ritmico, con cambi di tempo e poliritmie, sotto alle melodie affidate principalmente al sax spesso doppiato dalle chitarre, distinte per suono: una acustica, l’altra elettrica, sopperiscono egregiamente all’assenza del basso, con fraseggi e ostinati sulle corde basse quando non inserite negli incastri che sono la vera bellezza di questo disco. È una bella via al jazz mediterraneo quella dei Manziluna, tutta giocata sul filo del meditativo e del misterioso, che consigliamo a tutti di percorrere con loro.”
Sergio Staffieri – Chitarre Accordo