Francesco Cusa & THE ASSASSINS

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Il compositore e batterista italiano Francesco Cusa si è esibito in tutto il mondo a rinomati festival in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Herzegovina, Serbia, nei Paesi Bassi, in Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, negli Stati Uniti ed in Etiopia. Il trio include Flavio Zanuttini alla tromba, e Giulio Stermieri all’organo Hammond. Il terzo album di The Assassins (The Beauty and the Grace) è stato pubblicato nel 2012 dall’etichetta indipendente Improvvisatore Involontario.
 
Su The Assassins Francesco Cusa scrive: “The Assassins è per me una nuova formula di trio, un progetto che eredita l’approccio compositivo del mio precedente gruppo Skrunch. The Assassins, grazie alle specifiche caratteriste dell’hammond, si apre adesso a certe influenze e a sonorità più vicine al funk e al jazz. Il lavoro di esplorazione dei materiali tematici è vincolato da schemi poliritmici atti a evidenziare le cellule melodiche, i riff e le modulazioni cromatiche e timbriche. Il rapporto tra scrittura e improvvisazione è dialettico. I vari elementi vanno dunque combinandosi in un gioco continuo di tensione e rilassamento, con uno sguardo alla tradizione e l’altro alla contemporaneità.”
 
Francesco Cusa (Italia, 1966), batterista e compositore, ha suonato, tra gli altri, con: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini , Jay Rodriguez, Butch Morris, Jon Rose, Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliot Sharp, Saadet Türköz, Flying Luttembachers, Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe Monniot, Tanja Feichtmair, Manu Codjia, Emil Spany, Arrington De Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Montera, Ab Baars, Ig Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro,John Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Carlo Atti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don Byron, Peter van Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani, Ron Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman,Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, Kyoko Kitamura, Gabriele Mirabassi, Tellef Ogrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, le danzatrici Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, l’artista visivo Fred Gautnier, il collettivo di scrittori Wu Ming e lo scrittore Andrea Inglese. Co-fondatore del collettivo bolognese Bassesfere, è attualmente impegnato con il progetto artistico di killeraggio comunicativo Improvvisatore Involontario.
Attivo nell’ambito dell’interdisciplinareità artistica, ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di novelle e di critico cinematografico per la rivista Lapis. Collabora dal settembre 2013 con la rivista Cultura Commestibile, scrivendo di cinema e curando la rubrica Il Cattivissimo .
 
Flavio Zanuttini (Italia, 1985) ha studiato e si è perfezionato come trombettista, improvvisatore, compositore, arrangiatore principalmente con: Glauco Venier, Klaus Gesing, Stefano Bellon, Kyle Gregory, Alberto Mandarini, Ulrich Beckerhoff.
La sua attività concertistica lo vede impegnato sia come solista improvvisatore che come ‘lead trumpet’ in diversi contesti musicali che vanno dalla musica improvvisata al punk.
Dal 2004 è parte attiva del gruppo folk-punk situazionista Arbe Garbe con il quale ha suonato in tutta Europa (Italia, Slovenia, Bosnia, Serbia, Croazia, Austria, Svizzera, Francia, Spagna, Svezia, Germania) e fuori Europa (Argentina, Uruguay, Australia) ed ha avuto il piacere di realizzare diversi album, tra i quali uno assieme a Eugene Chadbourne, collaborazione questa che continua tuttora. Dal 2007 è ‘lead trumpet’ della Abbey Town Jazz Orchestra diretta da Kyle Gregory. Dal 2008 è membro del collettivo Improvvisatore Involontario.
 
Giulio Stermieri (Italia, 1986), pianista, hammondista e compositore, studia presso il Conservatorio ‘A. Boito’ di Parma con Alberto Tacchini, Roberto Bonati e Fabrizio Fanticini. Ha partecipato a diversi seminari, tra cui Siena Jazz e Tuscia in Jazz, e ha partecipato ai laboratori d’improvvisazione collettiva di Piero Bittolo Bon. Attivo in ambito jazz, funk e blues, dal 2011 suona nel quartetto jazz-rock Foursome, con cui nello stesso anno registra un EP con sue composizioni. Altre formazioni stabili sono il duo con il chitarrista spezzino Mario De Simoni ed il trio con Simone Di Benedetto e Riccardo Frisari. Come compositore ha eseguito sonorizzazioni dal vivo di cortometraggi e ha collaborato con registi ed associazioni legate al teatro e alla danza (Teatro dei Venti, Let’s Dance), guidando piccoli ensemble da camera nella realizzazione delle musiche di scena.
 
Francesco Cusa – batteria
Flavio Zanuttini – tromba, live electronics
Giulio Stermieri – organo Hammond
 
Da qui è possibile accedere a del materiale video della band.
 

“Novara punta sui collettivi. Dopo Piero Bittolo Bon, esponente di punta del collettivo El Gallo Rojo, ora a calcare il palco di Novara Jazz Winter arrivano gli ‘assassini’ di Francesco Cusa. Un progetto che ruota nell’orbita del collettivo/etichetta Improvvisatore Involontario raccogliendo le esperienze e le idee compositive sviluppate in Skrunch, il precedente sestetto di Cusa. Ma la dimensione del trio porta inevitabilmente a un maggiore gioco di squadra: pochi spazi per l’espressione solistica e più attenzione agli sviluppi dinamici, ai contrasti, alle reciproche integrazioni. Tromba e batteria disegnano ostinati e intrecci poliritmici mentre l’hammond sorregge la struttura con il suo registro ampio e la flessibilità del suono. E dove non basta l’hammond ci pensa l’elettronica ad ampliare gli spazi e a creare le profondità. Inevitabili i richiami agli anni Settanta, al funk e al jazz elettrico: temi rapidi, nervosi, spezzati, suonati all’unisono, che trafiggono l’aria e sorprendono per i frequenti e improvvisi cambi di mood. Musica spietata, che ti coglie all’improvviso e ti stringe come una garrota fino alla fine del concerto. Una manciata di lunghi brani, tutti a firma di Cusa, tratti da The Beauty and the Grace, il recente disco d’esordio del trio. Da segnalare la splendida Coca Colon (Disco Infermo), che cala lo spettatore in lente e distese atmosfere noir e che, anche se sembra allentare la presa, tiene comunque il coltello sempre puntato alla gola.”
Nicolò Pozzi

“Diretto, violento, poetico ed ispirato al tempo stesso. Ma ispirato da cosa? Un impasto di lucida follia, con l’ironia consueta (sbriciolata) lasciata come unico orpello per i titoli delle tracce. Proto-jazz e anti-jazz italiano, senza leccature e ammiccamenti di alcunché. Francesco, nel disco che mi sembra il più bello della sua vita, commette l’errore fatale di non apporre il suo sigillo in copertina: gli assassini da lui assoldati, proprio per questo, faranno di lui la prima vittima sacrificale, per poi correre ed inseguire chiunque, brandendo un paio di forbici in mano.
Sprangate le porte di casa.”
Mauro Campobasso

“Spaventosamente bravi, senza scadere nel virtuosismo fine a se stesso. Incredibilmente originali, senza rivendicare l’appartenenza della loro arte ad alcun genere o etichetta. Se ne trovassero più spesso di assassini così in giro…”
Marta Raviglia

“Pur essendo sicuramente un apocalittico, Francesco Cusa è un integrato: questo suo ultimo lavoro di livello fuoriclasse, ‘The Beauty and the Grace’, fa perfettamente parte del sistema del jazz contemporaneo mondiale, con ispirazioni che vanno dal jazz elettrico all’avanguardia, dalle scansioni swing più elastiche ai groove industrial più feroci, rasenti il metal, dal suono spirituale o voluttuoso di organo e tromba con sordina alle acidità ed asperità di pelli, metalli ed ance. Non c’è niente da fare: per quanto dissimuli o si agiti, che percuota o scriva, purtroppo per lui si tratta pur sempre di Jazz.”
Aldo Bagnoni